Truth & Lies – capitolo IX + risultato Giveaway

Eccomi qui! Come già anticipato, questi e i prossimi mesi per me saranno molto ardui e non idea di che ritmi potrò tenere con la scrittura.

Vi prometto però che non vi abbandonerò, nè sparirò, nè lascerò questa storia incompleta. Vi chiedo solo un po’ di pazienza <3

Riguardo al giveaway, visto che avete partecipato in due… regalo “Jerry è meglio” a entrambe  quindi contattatemi in privato per l’invio del file 😉

 

E ora, buona lettura!

 

Capitolo 9

 

«Sicuro che non ti puoi fermare?» chiese Jake a Sebastian dopo che si furono baciati e baciati e toccati e toccati per un tempo imprecisato, prima che il giovane decidesse di alzarsi dal divano, lavarsi e vestirsi per andare a casa.

Jake sapeva che Sebastian aveva una bambina che lo aspettava, avevano trovato il tempo per parlare di Lucy e di come Sebastian fosse arrivato a essere padre single, ma improvvisamente, dopo aver passato una giornata con lui, a casa propria, gli sembrava di essere tornato indietro nel tempo, quando si trovava con Paul da qualche parte, al motel, o in macchina, prima che lui scappasse per tornare da sua moglie. Non l’aveva mai biasimato, ovviamente, ma improvvisamente era come se non volesse altro che il contrario di ciò che aveva sempre avuto.

«Mi piacerebbe, ma non posso. Lucy mi aspetta,» rispose infatti Sebastian allungando per l’ennesima volta una mano dietro la nuca di Jake per tirarselo contro e dargli un altro bacio. «Credi che cambieranno le cose tra noi? Insomma, dopo oggi…»

Jake scosse il capo e gli diede un altro bacio leggero, poi sogghignò.

«Se pensi che però diventerò meno stronzo, no. Non succederà. Se invece ti chiedi se… insomma… cosa ti chiedi di preciso?»

Sebastian gli tirò un pugno alla spalla e si avviò verso la porta.

«Non mi chiedevo se saresti diventato meno stronzo. Su quello non avevo dubbi. Si vede che ce l’hai nel DNA. Mi riferivo più a noi… al fatto che lavoriamo insieme e che…»

Jake gli mise una mano sul polso e se lo tirò di nuovo contro.

«Non ho problemi a lavorare con la persona con cui faccio sesso.»

Sebastian corrugò la fronte. Sì, a Jake era uscita un po’ male, ma sperò che il collega si fosse un po’ abituato alle sue sparate.

«Ok, ti chiamo dopo,» sospirò Sebastian scuotendo il capo.

«E tu mi piaci,» aggiunse poi rapidamente Jake, pensando che forse così avrebbe recuperato un po’ di terreno. Non era da lui dire una cosa simile, né comportarsi così, ma da quando Sebastian era entrato nella sua vita, aveva rimesso in discussione molte cose. Non gli piaceva molto l’idea che Sebastian pensasse di essere un semplice compagno di sesso. Anche se a tutti gli effetti di quello si trattava. Almeno per il momento.

Sebastian gli fece un piccolo sorriso e gli diede un altro bacio prima di chiudersi la porta alle spalle.

Il sorriso di Jake vacillò per un attimo quando tornò a voltarsi verso l’interno dell’appartamento.

La giornata avrebbe dovuto essere utilizzata per qualcosa di diverso dalla reciproca conoscenza carnale, anche era stata una cosa da tempo agognata. Avrebbe dovuto impiegarla a capire chi gli stava mettendo i bastoni tra le ruote, avrebbe dovuto concentrarsi sugli eventi e iniziare a dipanare i fili della matassa che circondava il mistero della morte di Paul. Si stava comportando da ingrato nei confronti del suo ex collega e amante?

Eppure, Jake aveva avuto così tanto bisogno di fondersi con Sebastian, aveva bevuto dai suoi baci e dal suo corpo come un uomo perso nel deserto. Non si aspettava una tale esplosione di emozioni, ma il suo corpo si era risvegliato sotto il tocco del collega e lui si era ritrovato a prendere tutto ciò che poteva in quel breve periodo di tempo. Aveva bisogno di qualcosa da custodire che gli tamponasse le ferite interne.

Quando sentì bussare alla porta, lo stomaco di Jake fece un piccolo sobbalzo e lui si dipinse un sorrisetto malizioso sul viso.

«Vuoi fare il quarto round, mh?» disse aprendo la porta, convinto di vedere Sebastian dall’altra parte e trovandosi invece davanti a un paio di occhi scuri che lo fissavano con dolore, rimprovero e serietà.

«Ciao, Jake.»

«Sabine…»

 

Sabine era bella come sempre, elegante come sempre, composta come sempre, fasciata nel suo abito bordeaux, con i capelli neri e raccolti in una semplice coda. Se ne stava seduta sul divano dove poco prima Jake e Sebastian si erano dati da fare e la cosa era davvero, davvero imbarazzante.

Jake si era infilato rapidamente la maglietta e ravviato i capelli dopo aver aperto la finestra per far passare un po’ d’aria perché in quella stanza era quasi impossibile non percepire l’odore del sesso.

Non solo Sabine era la vedova di Paul, alla quale non aveva parlato nemmeno una volta dalla morte del ex-amante, ma lo aveva in sostanza colto in flagrante.

«Posso offrirti qualcosa?» chiese lui in imbarazzo, passandosi le mani sui jeans.

Sabine scosse il capo e si mise la borsetta sulle gambe.

«Da quanto tempo andava avanti tra te e Paul?» gli chiese a bruciapelo, senza un briciolo di preparazione, senza un giro di parole che avrebbe potuto rendere lo shock sopportabile.

Jake si lasciò cadere su una sedia e si piegò in avanti, con gli avambracci appoggiati alle cosce, e scosse il capo.

«Di preciso non so dirtelo,» rispose onestamente alzando lo sguardo su di lei. «Mi dispiace…»

«Non mentire,» mormorò lei con voce tesa. «Se ti fosse dispiaciuto, non avresti intrecciato una relazione con mio marito.»

Jake non rispose subito e accusò il colpo. Del resto, cosa poteva dire? Era vero. Non si era mai preoccupato molto di Sabine.

«Come l’hai scoperto?» mormorò Jake passandosi una mano sul viso.

Sabine fece una smorfia.

«Ricevute della carta di credito. Un motel ricorrente. Una camera sola per due uomini. Ci sono andata. E così ho capito perché non hai mai avuto il coraggio di rispondere alle mie chiamate.»

«Cazzo…» mormorò Jake chiudendo gli occhi.

«A volte non conviene morire se si hanno degli scheletri nell’armadio. Chi resta in vita ha tutto il tempo di portarli alla luce,» aggiunse Sabine con aria pensosa, la fronte leggermente aggrottata e lo sguardo basso.

«So che la cosa non ti farà stare meglio, ma non era… Paul ti amava. Non ha mai amato nessun altro.»

Era vero e faceva male. Il sorriso di Sabine era stanco e amareggiato.

«Sai cosa me ne faccio dell’amore di una persona morta che a quanto pare non conoscevo nemmeno come pensavo? Niente. Hai idea di cosa si prova a scoprire che tuo marito ha una relazione con un uomo? Hai idea di cosa significa rivedere la tua vita sotto un’altra luce, ripensare ai momenti insieme, anche quelli intimi, e chiedersi se invece del mio corpo volesse un cazzo su per il culo?»

Jake sussultò a quelle parole, così sbagliate nella bocca di Sabine. Cosa poteva dirle? Che non era vero? Sentiva la gola serrata e le mani gli tremavano.

«Se non ho capito male l’hai già rimpiazzato. Era il biondo che è uscito poco fa, presumo. Assomiglia a Paul. Sei prevedibile. Chi è?»

Jake deglutì e lottò contro la nausea.

«È… il mio nuovo collega, Sebastian.»

Sabine fece una risata secca e scosse il capo.

«Prevedibile e anche di cattivo gusto.» Sabine prese un profondo respiro. «Sto esagerando, scusami. Non che dovrei scusarmi con te di niente, ma non sono venuta per litigare.»

Difficile da credere.

«Sono qui per chiederti di raccontarmi gli ultimi momenti di vita di mio marito.»

 

Erano le otto di sera quando Sebastian sentì suonare il campanello. Era tornato a casa in tempo per cena e Lucy era stata così felice di vederlo che per un attimo aveva smesso di pensare al suo collega e l’aveva fatta giocare. Poco dopo, però, il pensiero di Jake era tornato a farsi prepotentemente avanti, perché quell’uomo gli stava sconquassando il cervello e gli ormoni.

Tutti i suoi principi erano andati a finire nel cesso nel giro di un secondo. Non era stato capace di controllarsi quando Jake si era chinato per baciarlo e ciò che era successo tra loro l’aveva fatto sciogliere dentro.

Non voleva pensarci ma allo stesso tempo aveva voglia di crogiolarsi nel ricordo di ciò che c’era stato tra loro, riviverlo e assaporarlo, indugiare nella fantasia di ciò che poteva ancora essere.

«Papi, suonano!» trillò Lucy correndo verso la porta.

Sebastian era certo che fosse Maria, probabilmente era passata a vedere se aveva bisogno di lei. Lo faceva quasi tutte le sere per essere certa di potersene andare a letto tranquilla.

«Papi, c’è un uomo grande alla porta,» aggiunse poi Lucy con l’aria dubbiosa, voltandosi a guardare suo padre che si avvicinava rapidamente a lei e all’uomo grande.

«Jake,» sussurrò Sebastian corrugando la fronte. Per un attimo pensò di lamentarsi del fatto che il collega gli stava facendo una comparsata a casa senza essere invitato, ma la sua espressione era così persa che Sebastian capì che non era il caso di farlo.

«Entra,» gli disse invece facendogli un cenno con il capo prima di chinarsi a prendere Lucy in braccio. «Cosa è successo?» mormorò poi chiudendo la porta, senza però ricevere risposta.

«Papi, chi è?»

«Lui è Jake, il mio collega,» spiegò Sebastian alla figlia, sedendosi sul divano con lei in braccio. «Posso portarti qualcosa? Sembri messo male,» mormorò poi rivolto a Jake. Era preoccupato per lui. Jake non aveva ancora aperto bocca e aveva gli occhi pesti.

«Ciao!» esclamò Lucy tendendo la manina e muovendola davanti alla faccia di Jake. «Perché non parli?»

«Lucy, tesoro, non disturbare. Non sta bene…»

«Ha ancora il mal di pancia?»

Jake lanciò una rapida occhiata alla piccola e Sebastian fece un sorriso di circostanza.

«La sera che mi sono fermato da te… Le ho spiegato che avevi mal di stomaco e che sono dovuto stare a casa tua per farti compagnia.»

Jake sbatté le palpebre e fece un pallido sorriso, poi allungò la mano verso Lucy.

«No, non ho mal di pancia, ma grazie per avermelo chiesto. E piacere di conoscerti, Lucy,» gracchiò Jake prendendo la piccola manina nella propria. «È davvero molto bella,» aggiunse poi rivolto al collega.

Lucy fece un sorriso e poi si gettò al collo di suo padre, nascondendo il viso contro la sua spalla.

«Fai la timida?» ridacchiò Sebastian guardando poi Jake con aria di scuse. «Vado a chiamare la mia vicina, così le faccio tenere Lucy se hai bisogno di parlare…»

«Oh, no, non ti preoccupare,» si affrettò a rispondere Jake. «Posso aspettare… se non ti dispiace. Io… avrei bisogno di stare un po’ in compagnia. È passata Sabine e… diciamo che è stata dura.»

By Erin

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0 comment

  • realpandora

    26 giugno 2013 at 12:27

    agfdjsafgjhdasgfaj!!!
    Beh… prima o poi lo scontro con Sabine era da aspettarselo.
    Povero Jake, non deve essere stato proprio una conversazione simpatica.
    Comunque, posso dire che, solo un pochino, eh, non sembra più così stronzo?
    Baci tesoro!

  • dany57

    26 giugno 2013 at 20:18

    Erin cara, tutti i giorni sono venuta a vedere se c’era un nuovo capitolo di questa bella storia e avevo quasi perso le speranze di leggerne uno nuovonuovo quando stasera ho avuto la bella sorpresa!
    Si fa sempre più intrigante e vorrei leggerne più spesso.
    Non ho partecipato al giveaway perchè avevo già acquistato il racconto e sono contenta di sapere che due persone potranno leggerlo e divertisi come mi sono divertita io.
    A me è piaciuto tanto e mi sembra di avertelo già detto; spero di leggere presto altri tuoi lavori.
    Ciao e spero a presto per un nuovo capitolo.
    Daniela

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