Truth & Lies – capitolo IV

Perdonatemi il linguaggio colorito, ma Jake non è un’educanda ^^”

Capitolo 4

 

La prima seduta dallo psicologo del distretto lasciò Jake devastato. Non voleva andarci e l’aveva messo in chiaro in tutti i modi con il suo capitano, che si era limitato ad ascoltare le sue proteste annuendo di tanto in tanto, per poi alzare il capo dai documenti che aveva davanti e liquidare il suo sottoposto con un, “Non me ne frega proprio un cazzo, Malloy. Se rivuoi il tuo posto ci devi andare, smettila di rompere. E perdio, togliti il bastone che hai nel culo! Dev’essere quello che ti rende insopportabile!”

Come già detto, il capitano Fisher non brillava per sensibilità.

Così, Jake aveva dovuto acconsentire a iniziare le sedute, ma se pensava che sarebbe stato difficile affrontare ciò che era successo, di certo non era preparato a quanto lo sarebbe stato. Solo un appuntamento con lo psicologo e si sentiva passato nel tritacarne.

Gli avevano tolto il gesso da un paio di giorni e finalmente la sua vita – almeno quella quotidiana – era diventata meno complicata. Aveva ripreso il lavoro al distretto, anche se il suo capitano l’aveva inchiodato alla scrivania fino a quando non avesse avuto il via libera dal suo psicologo. Jake odiava dal profondo doversi adeguare, ma non vedeva l’ora di uscire dalla centrale e tornare a battere le strade. Non ne aveva più parlato, ma ciò non significava che avesse smesso di pensare a Rivera. Aveva solo evitato di farne il nome in presenza di chiunque. Anche di Sebastian.

Dopo essersi più o meno riappacificati – Jake era comunque convinto che il collega non gli avesse completamente perdonato la sua aggressione fisica e verbale – si erano visti alcune volte prima che Jake tornasse in ufficio. Sebastian non era più andato a trovarlo quotidianamente come aveva fatto quando era in ospedale e lui doveva ammettere di essere rimasto un po’ deluso.  Si era quasi abituato alla sua presenza, anche se al momento gli era sembrato una fastidiosa spina nel fianco.

Era tutto diverso da com’era con Paul. Paul era sempre sarcastico, così come lo era Jake, mentre Sebastian era più diretto, ma anche più dolce. Paul gli parlava sempre di Sabine e di quello che facevano insieme – cosa che a Jake non entusiasmava per niente – mentre Sebastian sembrava non voler condividere con lui la parte più privata della sua vita. Paul combatteva con Jake per essere la primadonna nella loro coppia, mentre a Sebastian andava bene fare da spalla al collega.

Jake sapeva che continuare a fare paragoni non era salutare, oltre che inutile, ma non riusciva a farne a meno. Forse se gli avessero affiancato un uomo fisicamente completamente diverso da Paul, sarebbe stato diverso.

Ad esempio, probabilmente non avrebbe notato quanto fosse bello. Beh, comunque Sebastian non gli dava l’impressione di essere gay e lui non era certo nello stato d’animo di buttarsi in una nuova relazione, se così poteva definirsi ciò che c’era stato tra lui e Paul.

Mentre guidava per tornare a casa dopo l’appuntamento con lo psicologo, decise di deviare e andare a bere qualcosa. Il giorno seguente era di riposo e l’idea di ubriacarsi lo allettava non poco. Doveva sedare il dolore bruciante che il rivivere gli eventi aveva portato in superficie.

Entrò nel parcheggio di un pub del centro ed entrò, avviandosi verso il bancone di legno scuro. Gli piaceva quel posto, sentiva di legno e birra. Non c’erano molte donne, cosa che a lui non interessava poi molto, ma in compenso c’era un bel tavolo da biliardo.

Si fece servire una pinta di Guinness e si avviò verso il biliardo, appoggiandosi al muro per guardare la partita in corso. Presto una birra divennero due e poi tre, la sua testa si fece più leggera e il dolore più sopportabile. Un paio di volte negli ultimi due minuti il suo sguardo aveva incrociato quello di un ragazzo dall’altra parte della stanza che, come lui, stava guardando la partita.

Quando i giocatori misero via le stecche, lo sconosciuto si staccò dalla parete e si avvicinò a Jake.

«Ti va di giocare?» chiese con un sorriso malizioso.

Oh, interessante.

«Certo che sì,» rispose Jake avvicinandosi un po’ barcollante alle stecche proprio quando il suo cellulare si mise a suonare. Lo estrasse dalla tasca e se lo mise all’orecchio mentre cercava di liberare una stecca dal supporto.

«Cosa c’è, Seb?» chiese pensando che il collega lo stesse chiamando per qualcosa inerente al lavoro.

«Ciao a te, Jake. Ma che bel tono strascicato che hai. Hai bevuto parecchio direi. Sei in un bar?»

«Ah ha. Da O’Reilly a Downton. Mi faccio una partita a biliardo. Perché mi hai chiamato?» chiese voltandosi verso il ragazzo che lo stava aspettando al tavolo da biliardo.

Ci fu un attimo di titubanza dall’altro lato del telefono e poi la voce di Sebastian gli arrivò gentile e premurosa. «Volevo sapere com’era andata la prima seduta. Immagino che non sia stato facile…»

«Infatti,» tagliò corto Jake, facendo cenno al barman di servirgli la quarta birra. «Ecco perché sono qui a bere e giocare. Ora se non ti spiace vorrei stordirmi in pace.»

Sebastian sospirò. «Non penso sia una buona idea.»

«So che ferirò il tuo fragile ego, Craig, ma non sono cazzi tuoi.»

 

Dio, com’era ubriaco. Non si ricordava il tempo che quattro birre solamente lo mandassero in orbita in quel modo. Probabilmente era lo stress a cui era stato sottoposto in quel periodo. Doveva avergli abbassato la soglia di sopportazione. Più di una volta aveva mancato la palla con la stecca e riso di se stesso come un cretino.

Il suo avversario – Mark gli pareva che si chiamasse – aveva approfittato della situazione. In ogni senso. Continuava a vincere e, cosa che a Jake dava meno fastidio, continuava a strusciarsi contro il suo culo ogni volta che lui si piegava per tirare. Proprio in quel momento Jake stava pensando che forse avrebbe potuto appoggiare la stecca e trascinarlo nel bagno del pub.

Solo che proprio in quello stesso momento, sollevando il viso per guardare la linea di tiro si trovò a fissare un cavallo dei pantaloni vagamente noto. Non che avesse l’abitudine di studiare il cavallo dei pantaloni della gente, ma quello di Sebastian era molto… tipico. Sì, forse l’aveva guardato un paio di volte, ma niente di che.

«Seb?» chiese sollevando le sopracciglia con un sorriso storto e ubriaco.

Il suo collega stava in piedi vicino al tavolo da biliardo con le braccia incrociate, guardandolo con le sopracciglia corrugate e con aria preoccupata.

«Ciao, Jake,» lo salutò Sebastian lanciando un’occhiata all’uomo che stava in piedi alle spalle del collega.

«Come mai sei qui?» chiese Jake raddrizzandosi sulle gambe malferme e girando attorno al tavolo prima di sedersi sopra di esso, di fronte a Sebastian, con la stecca fra le gambe aperte.

«Volevo vedere come stavi. Ormai mi sto abituando ai tuoi insulti, collega, quindi me ne sono fregato delle tue parole e sono venuto qui. Pensavo che forse sarebbe stato meglio se avessi qualcuno con cui parlare stasera…»

Jake ridacchiò e scosse il capo. «Non avevi di meglio da fare, eh? Tu devi avere davvero lo spirito della crocerossina. Comunque sto bene… gioco, bevo e mi stordisco. Sto benissimo.»

«A me non sembra,» insistette Sebastian guardandolo dritto negli occhi. «Lascia che ti porti a casa.»

Jake sollevò un sopracciglio e guardò il collega come se fosse pazzo. «Scherzi, vero? Sto giocando.»

«Sei ubriaco.»

«E a te che ti frega?»

«Sei il mio partner.»

«Sono un adulto.»

«Sei un coglione.»

Jake assottigliò lo sguardo, irritato. «Ho passato una giornata di merda e tu mi dai del coglione? Ma che cazzo di amico sei? Perché non ti levi dalle palle e mi lasci fare quello che voglio?»

Mark – se si chiamava così – si avvicinò a loro e guardò Jake. «Non finiamo la partita?» chiese con l’aria delusa.

«Arrivo subito,» rispose Jake continuando a fissare Sebastian. «Il mio collega se ne sta andando.»

«Oh, è il tuo collega!» esclamò Mark con un sorriso sollevato. «Pensavo fosse il tuo ragazzo.»

Jake rise sguaiatamente e si voltò verso Sebastian, squadrandolo da capo a piedi. «Nah, è troppo etero per me,» biascicò senza rendersi pienamente conto di ciò che stava dicendo.

Sebastian sgranò gli occhi azzurri e arrossì improvvisamente e Jake pensò che fosse più carino del solito. In quel momento, il cellulare di Sebastian suonò e lui lo prese dalla tasca, voltandosi mentre rispondeva, ma non senza prima aver lanciato un’occhiataccia a Mark.

«Pronto? Sì, piccola…»

Queste furono le uniche parole che Jake sentì prima di girarsi verso Mark e mettergli una mano dietro la nuca, per poi infilargli la lingua in gola. Come gli era venuto in mente di fare una cosa simile con Sebastian lì vicino – o perché – non lo sapeva. Presi dalla foga del bacio, i due uomini, mollarono entrambi la stecca che, cadendo a terra, fece un rumore del diavolo.

Sebastian sussultò e si voltò, trovandosi davanti a una scena alla quale non era preparato.

«Sì, ti voglio bene anch’io. A dopo,» mormorò prima di chiudere la comunicazione e afferrare Jake per un braccio.

«Ehi!» protestò l’uomo sputacchiando e cercando di mantenersi in equilibrio

«Ora ti porto a casa.»

«Lasciami andare!» inveì Jake guardando verso Mark che osservava allibito la scena, con le braccia aperte.

«No,» rispose semplicemente Sebastian sbattendo delle banconote sul bancone e trascinando fuori il collega che si agitava come un ossesso. O almeno pensava di farlo. Era talmente ubriaco che i suoi movimenti erano sconclusionati e per niente minacciosi.

«Vaffanculo! Vaffanculo! Lasciami, Seb!»

Sebastian lo ignorò e lo caricò in macchina, avviando il motore e partendo a razzo mentre Jake sbraitava accanto a lui.

«Sei nato così rompicoglioni o lo sei diventato? Forse sarei anche riuscito a scopare stasera! Che cazzo ti è saltato in testa di portarmi via così?»

Sebastian non lo guardò ma gli rispose. «Jake, sei scosso e hai bisogno di tranquillità. Non è scopando con il primo che capita che sistemerai le cose.»

«So io di cosa ho bisogno! Ho bisogno di un bel cazzo grosso e duro! Contento?»

Sul viso di Sebastian passarono dieci sfumature diverse di rosso e Jake si rese conto solo in quel momento del bellissimo coming out che aveva fatto con il suo nuovo collega. E anche del fatto che l’aveva scioccato a morte.

Si zittì e incrociò le braccia sul petto, guardando fuori dal finestrino come un bambino con il broncio.

«Quindi sei gay,» mormorò Sebastian lanciandogli un’occhiata di traverso.

«No, faccio finta,» sibilò Jake.

«Ok.»

Jake si voltò verso il collega e lo guardò con sospetto. «Ok, cosa? Sei infastidito? Sei omofobo? Non vuoi far coppia con un finocchio?»

Sebastian si voltò a guardarlo. «Jake, calmati. Ho detto ok perché è ok. Non ho problemi con il fatto che tu sia gay, va bene?»

Jake strinse i denti e tornò a guardare fuori dal finestrino. «Però mi hai impedito di scopare stasera. Non so se potrò mai perdonartelo.»

Sebastian fece un sorrisetto. «Quel tipo non mi piaceva. Secondo me potresti puntare più in alto. E poi fidati, sei così ubriaco che non sarebbe una bella scopata.»

«Oh, e tu che ne sai? E per tua informazione, a me l’alcol non fa un effetto negativo, anzi divento duro come una roccia.»

Jake stava straparlando ma non se ne rendeva nemmeno conto.

«A Paul piaceva quando bevevo,» mormorò sovrappensiero, talmente piano da non essere quasi udibile. «Diceva che diventavo ancora più voglioso…»

Sebastian però lo sentì eccome. Si voltò di scatto e guardò il collega, incapace di chiedergli chiarimenti su quello che aveva appena sentito.

«Voglio scopare,» piagnucolò Jake con gli occhi che gli si facevano sempre più pesanti. «Voglio scopare e tu hai rovinato tutto,» mormorò poi con la testa che cominciava a ciondolare.

Pochi istanti dopo stava dormendo.

Sebastian lo guardò e fece un piccolo sospiro. «Dio, Jake…» mormorò scostandogli una ciocca di capelli scuri. «Se tu e Paul… devi essere distrutto… Ma ti meriti di meglio di una scopata nei cessi di un bar.»

Una volta arrivati, spense il motore e scese per fare il giro dell’auto. Aprì la portiera e si caricò il collega in braccio, cercando nelle sue tasche le chiavi. E trovando la prova che le parole di Jake erano vere. Ce l’aveva davvero duro come la roccia. Merda.

Cercando di ignorare la cosa, Sebastian aprì la porta di casa e portò Jake a letto, dove lo depose il più delicatamente possibile. Lo ricoprì e poi andò in bagno. Prese un bicchiere d’acqua e due aspirine, lasciando tutto sul comodino.

Scostò di nuovo i capelli dalla fronte di Jake e gli sfiorò la fronte con le labbra. «Dormi, stupido. E fidati un po’ di me…»

By Erin

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0 comment

  • realpandora

    6 maggio 2013 at 12:23

    Sebastian è dolce come me lo ricordavo!
    Voglio i capitoli successivi!!!! Pleaze! *-*

    1. Erin

      6 maggio 2013 at 12:26

      Sebastian è dolcino tanto, ma io mi diverto da morire a scrivere Jake. Giuro. Non scrivo quasi mai personaggi così rudi per così tanto tempo, ma lo adoro XD Prima o poi si smolla, eh… fidati.

      Arrivano presto, promesso *-*

      Grazie <3

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