Cronistoria di una storia 3 – L’ambientazione

Quando si è affacciata alla mente l’idea di questa storia, ammetto che pensavo di ambientarla da tutt’altra parte. A Philadelphia, per essere precisi (per via della pioggia, soprattutto). Tendenzialmente le mie storie sono tutte ambientate oltreoceano, anche se non nego che una volta mi piacerebbe scriverne una con l’Italia a fare da sfondo, ma non so se ci riuscirò mai.

Non so, non riesco a usare nomi italiani. Voi ce lo vedreste un mio romanzo che parla di Paolo e Fabio, per esempio? Sono curiosa 🙂

A ogni modo, pochi giorni dopo aver scritto la prima scena, proprio quella di Thomas in auto con il suo bell’attacco di panico, mi è arrivata l’illuminazione. Perché non ambientare il romanzo (poi divenuto primo di una serie) in un paesino di mia invenzione? E sapete come mi è venuta questa idea? Guardando “L’ispettore Barnaby” che io adoro adoro adoro, e pensando a come Caroline Graham avesse creato la contea di Midsomer.

E così ho chiuso gli occhi e sono tornata con la mente in Irlanda, setacciando il cervello per analizzare i ricordi e scegliere la location che si adattava di più a ciò che volevo scrivere.

Mi serviva una realtà quasi rurale, non mi interessava un’ambientazione pienamente cittadina. Io amo l’Irlanda per ciò che è oltre a Dublino (che a mio avviso non la rappresenta, anche se è una bellissima città). L’Irlanda è il verde, l’oceano, il cielo terso, i corvi, le pecore, le strade lunghe e deserte, le colline, i bellissimi bed&breakfast, i pub piccoli e odorosi di legno e birra. Una delle zone che ho amato moltissimo ogni volta che ho avuto modo di andarci è il sud-ovest, la zona del Ring of Kerry, ed è qui che ho deciso di creare Landmeadow, nella fattispecie vicino a Killarney.

Dingle-Peninsula Gleneagle-Hotel-Complex

Per arrivare a decidere il nome della cittadina mi sono avvalsa di un’altra bellissima applicazione online, che però ora non trovo. Comunque basta che digitiate “location generator” in Google e troverete molti siti che possono aiutarvi a scegliere il nome di una città, se la volete inventare voi.

Nel mio caso specifico, “Landmeadow” era perfetto: la terra dei prati.

Insomma, anche nella scelta del nome della cittadina avevo bisogno che ci fosse una certa attinenza con il setting della storia. Su alcune cose sono addirittura maniacale, me ne rendo conto!

Per quanto riguarda il bed&breakfast, ho in sostanza descritto uno dei tanti in cui sono stata, ma non riuscivo a ricordarmi il nome né in che città fosse, quindi ho cercato online per trovarne uno simile, e questo direi che ci si avvicina parecchio.

housefront400

 

È o non è bellissimo? <3

By Erin

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3 comments

  • Antonella

    19 agosto 2016 at 22:38

    Anch’io non riesco proprio ad ambientare le mie storie in Italia! I nomi italiani, poi? Proprio no! Non mi piacciono e i miei figli avanno nomi americani.
    W USA! Sono italiana, ma mi sento molto più americana. Anche se non è facile ambientare una storia in una città che non si conosce, almeno per me, quindi ho fatto molte ricerche prima di inserire nomi di strade, o locali, scuole ecc.
    Sono però decisa a scrivere qualcosa ambientato nella mia città ma credo sia un progetto a lunghissimo termine!
    Il B&B è bellissimo, sembra la casa di uno dei miei ragazzi :p
    Al prossimo post!

    1. Erin

      23 agosto 2016 at 9:40

      E mi dispiace, eh, perché secondo me sarebbe anche carino provare a scrivere qualcosa in italiano, ma sarà anche che non sono una grande appassionata dell’Italia come paese…

  • Claudia

    24 agosto 2016 at 21:00

    A me piacerebbe leggere qualcosa ambientato in Italia. Non viviamo forse nella patria patria dell’Amore? Scherzi a parte, credo che sarebbe interessante vedere quali problemi devono affrontare due innamorati nostrani. L’omofobia di casa nostra è uguale a quella americana? E la Chiesa quanto influisce. Da un punto di vista sociale avremmo tantissimo da dire noi che viviamo con un occhio rivolto al futuro e uno al passato. Siamo un paese pieno di contraddizioni sotto tanti punti di vista, e l’omosessualità è solo uno fra i molti.
    Detto questo, bella l’idea della cittadina di tua invenzione – e bellissimo il bed&breakfast.

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